Tre passi verso la libertà

La storia di un lungo cammino appena iniziato

Equilibrio, Coordinazione e Sensibilità

Posted on | January 28, 2012 | No Comments

Oggi il cielo sopra Tarvisio è pensieroso. E’ il primo giorno, da quando vivo qui, in cui non campeggia quel blu quasi strafottente, in cui Fratello Sole non fa risplendere ogni cosa in modo quasi fastidioso anche qui, anche dove in questa stagione ci bacia solo poche ore al giorno.
Oggi si riposa, è tempo di riflessioni.

Mi sono svegliata lievemente apatica, ancora desolata per la torta di mele con la quale qualcosa non ha funzionato, ieri sera…forse semplicemente è stata una forzatura, forse non era il momento giusto per prepararla. Già, il momento giusto…questa mattina, quando ho dato il buongiorno al Grande Mangart, sono stata avvinghiata per la prima volta da un senso di spossatezza quasi atavica…fisica, ma forse anche d’altra natura.

E’ successo tutto così velocemente, da quando sono arrivata non mi sono fermata un attimo, in parte sospinta dall’entusiasmo iniziale, in parte trainata dai nuovi incontri, dai nuovi impegni, dalle nuove scoperte, dai nuovi ritmi…A rifletterci, non l’avevo pensata così. Mi ero prefigurata un lento e morbido abbandono, un silenzioso riposo di recupero e di ascolto della mia anima, un placido ambientamento…certo non avrei potuto immaginare il turbinìo di cose e di persone in cui mi sono in parte tuffata e da cui sono stata in parte travolta in queste prime settimane e che tutto sommato, pur senza destabilizzarmi, mi ha un po’ portata al di fuori di me.

Oggi è giornata di domande; oggi il cielo dubbioso m’induce a chiedermi perché non mi sia riuscito di seguire il programma che avevo in mente…come mai mi ritrovo dopo 25 giorni ad avere già cose di vita da riordinare? Certamente, mi ero concessa un “gennaio di tregua”, e in questo primo mese che volge alla fine i miei obiettivi non sono cambiati, né sono mutati i miei pensieri, né le idee nè le crisalidi ideologiche che mi hanno portata qui. Tuttavia credo che quel lieve malessere che ha reso la mia torta di mele inguardabile e immangiabile si origini nella sensazione di essermi nuovamente, almeno in parte, lasciata trascinare dalla corrente degli eventi esterni, di aver speso troppe energie al di fuori di me e di aver dedicato troppo poco alla meditazione, alla contemplazione, alla riflessione.

Forse è solo la prima giornata di cielo diverso dal blu. Forse è solo che l’assestamento in una vita così nuova e così differente richiede Equilibrio, Coordinazione e Sensibilità…le tre doti magiche di un buon fondista. Sarà per questo che la vita mi ha fatto scoprire il fondo, qualche anno fa, perché diventasse la mia prima, vera Passione…per mostrarmi la giusta via verso una vita migliore…

Lettere dal confine

Posted on | January 23, 2012 | No Comments

lettera antica


Il Museo Etnografico del Friuli raccoglie in maniera straordinaria storie, leggende e oggetti della tradizione di questa terra magica…in una vetrina della sezione dedicata all’emigrazione, sono raccolte lettere, cartoline e foto ormai ingiallite, elementi necessari a mantenere un legame visivo e narrativo tra chi se n’era andato e chi era rimasto…non c’era l’immediatezza di TV, internet, MMS, e le persone affidavano racconti ed emozioni a piccole buste chiuse con la lingua, che viaggiavano per giorni, settimane, a bordo di navi e chissà di quale altro mezzo, prima di raggiungere le persone amate, che attendevano calme ma impazienti le storie di un altro mondo

Oggi non è cambiato poi molto. Alcuni mesi fa, dopo la partenza di Simone per la Turchia, gli avevo fatto una bella lavata di capo perché non si faceva mai sentire, non scriveva mai, non dava notizie dalla terra lontana e sconosciuta. Oggi mi ritrovo io ad essere qui, esule felice, a raccogliere proteste e lamentele di chi attende di sapere cosa c’è, cosa succede, come si vive nel nuovo mondo…e scopro che tanto chi “è rimasto” attende di sapere com’è la vita nella terra lontana e sconosciuta, tanto chi è partito si ritrova alle prese con la costruzione di una nuova vita in cui c’è molto più da vivere, e c’è talmente tanto da raccontare che davvero non si sa da che parte cominciare.

Le giornate all’ombra del Mangart scorrono dense, senza fretta. Ogni giorno ci sono molte cose da fare e molte persone da salutare…senza fretta, si trova tempo per tutto e per tutti, e ciò che non si riesce a fare oggi si può serenamente rimandare a domani. Ogni giorno ci sono nuove cose da scoprire, senza l’ansia di dover per forza sapere e vedere tutto e subito. C’è tempo, c’è vita in questa terra di confine in cui tutto si mescola, in cui ogni individuo trova il suo spazio in armonia con il tutto.

Nell’attenzione necessaria al vivere un una piccola comunità in cui tutti vedono e tutti sanno, non manca la spontaneità di gesti e parole che vengono dal cuore, che esprimono la voglia e la necessità di essere vicini gli uni agli altri. Ieri un amico mi ha regalato sei uova, domani forse preparerò una torta…qui nessuno fa le cose per ottenere qualcosa in cambio, si vive con la serenità di sapere che si ha bisogno di tutti e si può fare qualcosa per ciascuno. Qui ogni persona è importante, è un mondo, una risorsa. Ogni gesto, ogni parola, ogni azione hanno un senso e un significato.

Sono passate solo tre settimane da quando sono arrivata, eppure mi sembra di essere qui da sempre. Sto trovando, con calma, il mio spazio e i miei ritmi in questo nuovo mondo, in cui il tempo ha un valore diverso. La mia anima si espande nella sua forma naturale, è questo che ho sognato, ed è ciò che sta avvenendo in un modo così sorprendentemente naturale da lasciare senza parole.

Piccolo è bello

Posted on | January 10, 2012 | 1 Comment

Questa mattina sono uscita per un paio di commissioni, un salto in Comune, un rapido passaggio al poliambulatorio. Insomma, quelle cose normali da fare quando si arriva in un posto nuovo. Cose normali, che qui appaiono straordinarie.

Non so se sono io ad essere cambiata, a sorridere in maniera diversa, serena al punto giusto per poter cogliere le sfumature, o se le persone di questa splendida terra che mi accoglie siano veramente speciali. Quello che è certo è che ogni piccola cosa ha un sapore diverso, in questo contesto…uscire di casa e poter salutare le persone senza conoscerle è un privilegio riservato agli abitanti del villaggio, entrare in un ufficio e scoprire che in tre giorni tutti sanno già chi sei e non perdono occasione per farti sentire la benvenuta, per farti sentire a casa, è una esperienza molto nuova e molto bella.

In fin dei conti, senza andare tanto per il sottile, senza mettersi a fare apologie della decrescita al banco del bar, senza perdersi a spiegare allo sportello del Comune come una quasi giovane rampante abbia scelto di prendersi una pausa dall’ossessione del lavoro che ti mangia la vita e i sogni per riordinare valori e pensieri…beh, tutto sommato agli occhi dell’Anagrafe di Stato al momento sono un’immigrata disoccupata…eppure qui nessuno qui sembra curarsene più di tanto, almeno in apparenza, almeno per ora, tutti si danno un gran da fare per farmi sentire al posto giusto.

Non so se sia l’entusiasmo iniziale di questa nuova vita al cospetto delle montagne a viziare le mie sensazioni, ma negli occhi delle persone leggo un sincero “cosa posso fare per te?” in luogo del disarmante “non avrai mica bisogno di qualcosa?!” che accompagna la frenesia della città del nordest produttivo.
Allucinazione o realtà, direi che mi piace questo andazzo.

Hello World!

Posted on | January 9, 2012 | 2 Comments

Chi ha provato, una volta nella vita, a creare una pagina web, non ha bisogno di spiegazioni. Per tutti gli altri, beh…diciamo che “Hello World” vuol dire “Evviva, ce l’ho fatta! Si lo so che il risultato è scarno e goffo, ma l’ho creato io, è esaltante anche se è goffo! Dovreste provare!”.

Eccomi qui. Mi ritrovo, dopo sedici giorni, a compiere un gesto automatico e al tempo stesso desueto: pigiare il bottoncino “ON” del mio computer. Mi sembrano sedici mesi, tante sono le cose accadute, gli imprevisti, i salvataggi in extremis, l’incredibile aiuto ricevuto, i deliri da febbre impazzita, i chilometri percorsi verso est, e poi su, a nord, e poi di nuovo a sud, verso ovest, per poi ritornare qui. Finalmente, sotto le mie montagne sornione e il mio cielo brulicante di stelline curiose. Sì, è tutto mio, sembra strano vero?

Eccomi qui. Oggi, il primo vero giorno del passaggio di stato, il primo giorno in cui prendo possesso della mia nuova vita da libera persona. “Una vita da padrona del mio tempo, non è mica uno scherzo!” bisbiglio agli abeti che mi accompagnano nella mia passeggiata verso il centro fondo, sto andando a trovare i giovani dello Sci Club che mi ha accolta, a dire Hello World, mercoledì riprenderò ad allenarmi anche io (per il piacere di farlo, s’intende, perchè comincio seriamente a pensare che per il secondo anno consecutivo dovrò mettere i magnifici 70 chilometri della Marcialonga nel cassetto dei sogni).

Eccomi qui. Vorrei poter scrivere qualcosa di trascendente, illuminante, pregno di tutto ciò che l’aspettativa di dodici mesi di costruzione di un sogno hanno generato. E invece sono attonita, come stordita, come una bimba che vede davvero passare nel cielo la slitta di Babbo Natale, come un infermo che riprende a camminare, come un esule che ritorna in Patria. Oggi, solo oggi, vivo realmente le parole che ho pensato e scritto da tempo, oggi la mia carne e i miei sensi vivono la realtà che l’abitudine alla libertà non è un concetto a noi noto. Oggi sono ebbra di libertà, e ho già mille cose da fare, già mi manca il tempo, e io non lo so davvero come si faccia a gestire un cambiamento di stato così intenso, così immenso, così impercettibile e silenzioso.

Eccomi qui. Alla scoperta di me stessa e di tutto ciò che la Vita mi vuole offrire. Ciao, Mondo! :-)

Manifesto (Apologia dell’Autosufficienza)

Posted on | December 26, 2011 | 1 Comment

Non so esattamente fissare il momento preciso, se ce n’è uno, ma mi sembra evidente che, ad un certo punto della storia, i popoli occidentali siano stati convinti a liberarsi dell’apparente miseria della vita contadina per divenire schiavi di una miseria molto più grande, che è la miseria del denaro.

Nella forzatura della perdita progressiva della capacità intrinseca di utilizzare tutti i sensi e tutte le sue capacità, l’uomo occidentale ha perduto la libertà fondamentale di saper provvedere a sé stesso e alla sua prole in modo autonomo, divenendo tragicamente dipendente dalla moneta per poter sopperire anche alle sue necessità più banali. E in tutto questo, l’uomo ha perduto e continua a perdere forza vitale, e ogni secondo smarrisce sempre più l’istinto di sopravvivenza.

Questa terribile miseria, la schiavitù della moneta, e ciò che in nome di questa schiavitù siamo pronti a subire e a sacrificare, ci stanno facendo ammalare, come individui e come società, di nuove terribili malattie che ci stanno affliggendo e debilitando, come le depressioni, le solitudini, gli stress, gli inquinamenti.

Tutto questo, stigmatizzabile nel collasso incipiente del sistema capitalistico, sembra presagire ad un nuovo meccanismo di autoregolamentazione della specie umana. In questo contesto, molti periranno, se non di stenti di follia, perché oggi perdere il lavoro sembra divenuto il peggior incubo dell’individuo e della specie. Non perdere la fede, gli affetti, la famiglia, la salute, la vis…no, il lavoro. Perché, specializzandoci in minuscole mansioni totalmente avulse dalle necessità della specie ma funzionali al sistema, siamo divenuti incapaci di curarci da soli di qualsiasi singolo aspetto della nostra esistenza, delegando altri, a pagamento, a curarsene in nostra vece. Non coltiviamo, nè raccogliamo, né prepariamo il nostro cibo, non laviamo i nostri vestiti, non puliamo le nostre dimore, non sappiamo spostarci in maniera autonoma, non sappiamo muovere il nostro corpo in maniera autonoma, lasciamo che siano altri a decidere quando dobbiamo vegliare e quando possiamo riposare, quando siamo ammalati e quando sani. Senza moneta siamo perduti, inermi, impotenti. Ma dimentichiamo che siamo stati noi stessi a crearla, questa maledetta moneta, e quindi è naturale pensare che in noi esista la possibilità di ripristinare un sistema avulso da questo strumento che, come tutti gli strumenti, non è mortale né demoniaco di per sè, ma lo diviene attraverso un uso sbagliato, difforme, deforme, ossessivo, malato.

Il processo di liberazione da questo meccanismo nel quale siamo immersi non è come un salto fuori da una pozza. I pesci, per divenire rettili e conquistare la terraferma, devono aver impiegato qualche milione di anni. Ogni evoluzione, ogni cambiamento di stato, necessitano non solo di una buona ragione e delle opportune condizioni, ma anche del giusto tempo per essere affrontati. Nel mio piccolo, io ci sto provando, cercando di mantenere ben vivo nella mia mente il fondamento che solo una trasformazione lenta e graduale può opporre resistenza alla retroattività di ciascun processo.

Durante il prossimo anno non sarò in grado di raggiungere l’autosufficienza alimentane né energetica. Sarò ancora fortemente dipendente dalla moneta, però mi impegnerò per usarne il meno possibile, o quantomeno a riflettere di più su cosa, quanto e come comprerò ciò di cui mi sembrerà di avere bisogno. Cercherò di usare il maggior tempo a mia disposizione per ridurre i miei consumi, i miei rifiuti e le mie emissioni, potrò spostarmi meno e più lentamente, e potrò sostituire il bisogno di prodotti finiti con il piacere di trasformare le materie prime. Investirò parte del tempo ritrovato a leggere e a scrivere, e questo mi consentirà di coltivare l’autosufficienza mentale. Passerò molto più tempo all’aria aperta, farò molta fatica fisica, e questo esercizio mi aiuterà non solo a preparare il mio corpo alla fase successiva, ma soprattutto a raggiungere una maggiore autosufficienza spirituale.
Questo è il mio “manifesto”, che è soltanto mio, perché l’ho dovuto misurare con le mie forze, le mie capacità e la summa delle mie esperienze precedenti. Non esiste una regola, non esistono buoni consigli da dare, ma non posso non vedere la tristezza, l’infelicità e la malinconia che affliggono la società nella quale vivo, e spero, un giorno, di poter fare qualcosa di concreto non solo per me, di poter avere qualcosa di sensato da dire anche ad altri, perché anche altre vite possano liberarsi e divenire migliori.

23/12 – Shabbat

Posted on | December 23, 2011 | 3 Comments

Il primo giorno fuori dalla gabbia del tempo venduto, il primo giorno di tempo ritrovato. Oggi ho potuto fare solo quello che ritenevo necessario, utile, o semplicemente piacevole. Indubbiamente vi sono stati innumerevoli altri giorni precedenti in cui è stato così, ma oggi è stato un giorno diverso da qualsiasi altro.

Oggi è tutto un po’ ovattato. Un po’ come quando ti dimettono dall’ospedale perché qualcuno ha deciso che sei guarito, senza che nemmeno tu te ne accorgessi. Saluti i compagni di degenza, fai la tua borsa alla rinfusa, cammini lentamente verso l’uscita. Hai ancora addosso lo stordimento dei farmaci, le membra intorpidite dalle lunghe giornate trascorse a letto, l’odore di disinfettante addosso. Hai gli occhi stanchi, di chi ha fissato troppo a lungo il vuoto, la mente confusa, di chi si è consumato a pensare all’infinito. Cammini lentamente verso quella porta a vetri, circondato da sagome che vanno e vengono senza tregua, un rumore di fondo indistinto e continuo. Ti hanno detto che puoi andare, e tu vai, e ad ogni passo cerchi di riappropriati del tuo corpo, di sentire se davvero tutto funziona, di capire se sentirsi meglio è solo una questione di tempo.

Riappropriarsi consapevolmente del proprio tempo, della propria Vita, non è una cosa da niente. E’ un esercizio straordinario a cui non siamo abituati, quello di fare solo le cose che desideriamo, incontrare solo le persone che ci piace rivedere, viaggiare con calma, seguendo percorsi secondari in mezzo alla campagna, godendosi il panorama che normalmente si perde nello scorrere della fretta insensata.

Questa giornata è stata unica, come ogni nostro giorno dovrebbe essere. Ogni cosa che ho fatto è stata speciale, con ogni persona che ho incontrato, estranea o amica, c’è stata un’empatia particolare. Non so se ogni altro giorno dopo oggi sarà così, ma certamente se in questa nuova dimensione potessi avere un giorno così alla settimana, allora quel giorno sarebbe proprio lo Shabbat, il giorno in cui Dio aggiunse l’anima al mondo.

Grazie!

Posted on | December 16, 2011 | 1 Comment

(…pant pant…ne mancano solo OTTO…)

In questo turbinio di ultimi giorni densi come olio grezzo, pesanti come il piombo, lunghi 70 ore l’uno, non mi sono accorta di essermi accasciata alla vista del traguardo….sta succedendo una cosa strana, invece di riprendere vigore per affrontare le ultime centinaia di metri – che “ormai sono QUASI arrivata” – ho inconsapevolmente iniziato a trascinare i piedi, con le scarpe sempre più inzollate di fango…sto cadendo in un impercettibile micro-buconero che mi vorrebbe risucchiare…e non sono nemmeno in grado di percepire se sia fuori o dentro di me…

Ora che quasi le mie forze non mi riescono a sostenere, in questa fine d’anno convulsa e significativa più di ogni altra della mia vita, ora mi ritrovo con le mani dei cari amici che mi afferrano per non farmi scivolare a terra, mi prendono di peso e camminano al mio fianco per non lasciarmi affondare nel pantano della stanchezza atavica che sta riemergendo prima del necessario…senza di Voi, senza il Vostro aiuto, il Vostro contributo, senza il confronto più o meno critico, senza il sostegno e l’affetto che mi dimostrate ogni giorno, beh, probabilmente non ce la potrei mai fare, anche se “sono quasi arrivata”, e questo è un altro meraviglioso dono della Vita.

Vorrei dirvi GRAZIE, solo GRAZIE.

Una conquista irresistibile

Posted on | December 3, 2011 | 3 Comments

Qualche mese fa, il destino utilizzò un artificio per aiutarmi a prendere la decisione su cui meditavo da tempo, indicandomi il luogo in cui iniziare a dare forma al mio progetto di Vita Nova.

Così finalmente riuscii ad organizzare meglio i pensieri e le necessità che mi animavano da tempo, presi il calendario e contai 163 giorni davanti a me. Mi sembravano un’infinità, ma il solo fatto di poterli contare mi aiutò molto a compiere i primi piccoli passi necessari a rendere più concreto il mio progetto. Oggi di giorni ne mancano solo 20, e da quando mi sono svegliata questa mattina ho già cambiato quattro stati d’animo. In queste ultime settimane sono alle prese con un ammasso di questioni non di poco conto, questioni determinanti e piuttosto destabilizzanti. Non ricordo un passaggio così ricco e intenso nella mia vita precedente, che peraltro non definirei comunque “piatta”. Eppure mantengo la rotta e il passo di marcia, anche se a tratti il respiro si fa affannoso, anche se a tratti non so da che parte iniziare e dove finire.

In questi 143 giorni che mi sono lasciata alle spalle sono successe molte cose inaspettate e in larga parte non prevedibili. Scossoni e tumulti di vario genere, che mi hanno turbata e mi turbano tuttora, che a tratti disturbano il mio sonno e molti risvegli, ma che tutto sommato non hanno spostato di un gran che le mie fondamenta. Questa è una grande conquista, di cui sono profondamente felice. “Prima” quello che mi succedeva intorno riusciva a destabilizzarmi molto di più, e credo di poter serenamente dire che molte delle mie scelte erano fortemente condizionate più dagli eventi esterni che da quelli interiori. Questo non significa che oggi sia diventata una persona meno sensibile, piuttosto mi sembra di aver iniziato a mettere le cose al loro posto lasciandole, appunto, INTORNO a me, senza permettere che mi travolgano, senza lasciare passivamente che si impossessino di me e mi sconvolgano l’esistenza.

Ho ragione di credere che tutto questo sia possibile perché ho iniziato a riordinare la mia scala di valori, cambiando sistema di misura. Il mio amico Ezio un giorno mi disse che la croce che viene affidata a ciascuno di noi pesa tanto quanto noi siamo in grado di sopportare. Al dilà del fatto che questo concetto della vita come croce non mi appartiene molto, forse queste settimane sono così intensamente complicate perché i cambiamenti che sono avvenuti dentro di me mi permettono oggi di gestire livelli di complessità maggiore. Sicuramente tutto questo non prescinde dal percorso che ho intrapreso…in realtà non sono arrivata da nessuna parte, sono solo molto più dentro me stessa di prima, e conquistare sé stessi è un’esperienza straordinaria che rende la vita irresistibile.

Danza de Buena Vida

Posted on | November 28, 2011 | 4 Comments

Oggi penso agli amici che ho intorno, con cui ho condiviso gli ultimi due anni della mia vita, lavorativa e non, che stanno attraversando un momento decisamente più difficile di me, che ho scelto un futuro diverso in tempi non sospetti per mia volontà, non per colpa di altri.
Con tutta la voce che ho, con tutto il cuore che ho, questa canzone è per voi, per ballare tutti insieme la “Danza de Buena Vida”.

Con le mani…

Posted on | November 25, 2011 | No Comments

creazione

Ho scritto molto, in questi ultimi giorni. Precisamente 16 ore filate, 18 fogli protocollo, due penne esaurite. Sì, so che sembra incredibile, ma si può ancora scrivere 16 ore a mano, e francamente è un’esperienza bellissima.

Oggi, più di tre giorni fa, posso gioire pensando che, agli sgoccioli del 2011, ci sono ancora cose che si richiedono fatte a mano, per la loro serietà, per la loro ufficialità, per la loro importanza.
Scrivere a mano è un atto differente da ciò a cui ci hanno addestrato, che richiede tempi differenti, organizzazione mentale differente. Scrivere a mano non cambia ciò che sei, ciò che pensi, ciò che sai, ma sicuramente cambia il modo in cui scegli di organizzare i pensieri, di distribuire le parole, di gestire lo spazio e il tempo, di porre attenzione.

E’ come impastare uova e farina quando hai voglia di mangiare tagliatelle. E’ come pasticciarti di burro e zucchero quando c’è qualcuno per cui fare biscotti. Ci metti te stesso, tutto il tuo corpo, è un atto vero e concreto, è un’esperienza di creazione di qualcosa che puoi toccare e condividere, una creazione unica, che non potrebbe essere replicata da nessun altro, in nessun altro momento e in nessun altro luogo, mai.

Fare le cose a mano è l’espressione suprema del “qui ed ora”, potrà essere migliorato o peggiorato in momenti successivi, arricchito o depauperato, ma non potrà mai avere la stessa forma né la medesima sostanza. Fare le cose a mano ci ricorda la nostra mortalità, la nostra imperfezione, ma soprattutto la meraviglia della creazione, del poter dare origine a qualcosa che prima non esisteva, e che non potrà mai più esistere.

L’essere umano ha questa straordinaria capacità, e io non mi spiego davvero come mai ci si sia accaniti così tanto per fargliela perdere. Un po’ come far perdere ad un piccolo felino la capacità di cacciare perché lo si vuole tenere prigioniero di un divano. Lui sa fingere bene, perché ha il suo tornaconto, ma se lo guardate con la giusta attenzione e la dovuta onestà, vi accorgerete che sta solo aspettando il momento di essere libero per tornare a fare ciò che è nella sua natura. Da sempre.

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    Buongiorno, vecchio amico o internauta sconosciuto!
    Come sei arrivato qui?
     
    Io sono Isabella, e in queste pagine annoto piccoli scorci di vita in una fase in cui ho avviato un cambiamento di rotta importante verso il mio futuro migliore.
     
    Questa storia comincia con una presa di coscienza. Si fonda sulla consapevolezza che quando ti accorgi di essere sulla strada sbagliata hai il dovere di fare del tuo meglio per cambiare le cose.
     
    Nella vita ci sono momenti per le riflessioni e momenti in cui è necessario prendere decisioni. Da quando ho inziato il mio cammino ho incontrato i dubbi di molte persone, ma raramente i miei,
    e dopo otto mesi ho fatto la mia scelta.
     
    Raccolgo qui anche frammenti della creatività di altri autori, un omaggio a chi meglio di me ha saputo esprimere in maniera magistrale i tormenti dell'animo umano e le contraddizioni della società.
     
    Solo il tempo ci svelerà i segreti che il Destino mi ha riservato...nel frattempo mi auguro che ciò che leggerai possa essere utile anche per il tuo cammino, ovunque tu sia e dovunque tu vada.
  • Il mio “Tutor”!

    Non ho mai voluto sposare una religione, sono molto legata al concetto di fede in senso esteso, ovvero credo nella necessità per l'essere umano di credere in maniera sincera e profonda a qualcosa, ma lungi da me decidere il nome e la forma della fede, che dal mio punto di vista è un valore tanto universale quanto assolutamente personale e intimo.
    Detto questo, vi presento San Rocco. Patrono di viandanti e pellegrini
    (e di molti altri, a dire il vero!).
    Per qualche curioso motivo lui e il suo cane fedele mi seguono e mi anticipano in questo viaggio, assicurandosi amorevolmente che io non mi allontani troppo dalla strada che solo loro riescono a vedere...non è stata una mia decisione, è solo successo.
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