Tre passi verso la libertà

La storia di un lungo cammino appena iniziato

Altri racconti

Ci sono un mucchio di vecchie storie nei miei dischi di backup…esperimenti di pseudo-letteraturicchia a metà strada tra il vissuto e il non vissuto…mezzi racconti mai finiti, che vorrei ritrovare qui. Non hanno molto a che fare con la storia su cui si affaccia questo blog, ma sono frammenti di una metà di vita che serve a costruire la metà che resta. E allora, perchè no, possono anche loro trovare uno spazio. Perchè in questa new release tutto ho un senso, tutto fa brodo.

BEATRICE E IL PAGURO

Una storia metropolitana nell’era internettiana

Estate romana. Una fantastica giornata di Luglio. Uno di quei tanti giorni in cui, uscita dai sotterranei del metrò prima del grande traffico, mi chiedo se quella di lavorare in un ufficio invece che in un bosco sia stata una scelta furba. Già, perché dopo aver veramente sudato per cinque anni per conquistare la laurea in Scienze Forestali, la brama di lavorare a livello internazionale mi ha portata a raggiungere subito il mio Grande Sogno: le Nazioni Unite. Ma come, di già? Eh già.

Diceva il mio vecchio professore…ricordati che gli alberi si piantano piccoli…Ma io sono sempre partita a costruire le case dal tetto. E c’è di peggio. Pochissimo dopo l’inizio dell’avventura UN, ero già stufa del mio settore, e avevo iniziato un percorso più o meno da autodidatta per disegnare e gestire siti internet. Perché una delle mie ossessioni è sempre stata la condivisione d’informazioni. L’informazione è potere. Appena trasferita nella capitale avevo finalmente incontrato una vecchia conoscenza di chat – Sal, “il Salvatore” – con quello sguardo fisso e un po’ appannato che la prima volta mi ha fatto pensare che fosse mezzo scemo o mezzo morto. Lui aveva provato a darmi una mano a trovare casa, poi aveva provato a fare chiarezza nella mia mente su cosa avrei voluto fare da grande. Mentre riflettevo su questo mi aveva convinta a prendere la patente – perché non si sa mai, nella vita quando non sai se il tuo tirocinio andrà a buon fine, non sei storpio e parli decentemente l’italiano…beh, la cosa che più banalmente ti può capitare di fare è il rappresentante…quindi ti serve la patente! Ha anche provato a farmi perdere la testa, Sal, e ci è riuscito benissimo, uno strazio lungo almeno tre anni. Qualche settimana fa la sua foto è rimbalzata tra telegiornali e siti internet per un fatto di cronaca decisamente poco rassicurante, e nel vederlo lì ho pensato che, sì, tutto sommato ci poteva stare. Lasciamo perdere.

In mezzo a tutte queste cose che Il Salvatore ha provato a fare, una di quelle meglio riuscite è stata quella di sostenermi nel mio percorso da grafica web autodidatta. Tant’è che diventò un vero lavoro. Il tutoraggio incluse anche l’incontro con una sua vecchia conoscenza – Nick – un pioniere informatico incompreso con la passione della fotografia e di mille altre cose, collezionista di fallimenti ad ampio spettro e orgoglioso portatore di codino da batterista anni ’60 ormai ingrassato e rassegnato al precipitare degli eventi. Avevo da poco iniziato a curare i contenuti di una pubblicazione online abbastanza inutile al Dipartimento delle Foreste. Una sera Nick mi chiese di accompagnarlo ad una festa di non so cosa su un barcone ancorato nei pressi del Gasometro – quello delle “fate ignoranti”, per intenderci. Nel corso della serata lottammo strenuamente con le zanzare e parlammo più che altro di questioni tecniche. Mi segnalò un sito a cui stava lavorando, raccomandandosi che lo andassi a vedere il giorno successivo per dargli un parere su una certa cosa.

Dicevamo. Fantastica giornata, cielo terso, sole sgargiante. E io prigioniera del palazzone, inchiodata di fronte al mio inseparabile computer portatile – che avevo comprato con notevole sconto grazie a Sal. Il sito di cui mi aveva parlato Nick era abbastanza anonimo, ma uno studio di avvocati non ha bisogno di grandi opere d’arte. In vena di perdere qualche minuto capitai nella pagina dedicata allo staff, in cui erano meticolosamente riportati anche brevi profili dei praticanti corredati di foto tessera…piccoli annunci pre-mortuari a cui mancava un sottotitolo a scelta tra “per quanto grande possa essere la vostra brama di successo, il mondo è comunque più spietato di voi” e “ne resterà soltanto uno”. Poverini.

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…era una notte buia e tempestosa e, fuori, i fulmini cantavano la loro ballata del diavolo.

La mattina mi sveglio con la testa che rimbomba come un deposito di fuochi d’artificio appena saltato in aria dopo l’ultimo dell’anno. Sono un mare di sudore….l’afa di quest’estate è una tortura atroce. Dormi e sudi, ti svegli e sudi, respiri e sudi….non pensavo di avere così tanti liquidi in corpo.

Mi alzo a fatica. Vado in cucina e praticamente alla cieca riempio la moka. La metto sul fuoco e cerco refrigerio (almeno per qualche istante) sotto il getto gelato della doccia con la consapevolezza che sicuramente il caffè si brucerà perché quella maledetta macchinetta decide lei, in piena autonomia, quando sputare fuori il suo liquido nero: a volte 10 minuti, a volte trenta secondi…a volte non esce nulla. A tratti odio questa città ed il suo cemento. Ma poi mi dico: è un posto come un altro dove provare a combinare qualcosa…però Shanghai era meglio. Soprattutto le ballerine del “Face”.

Dopo aver rischiato di ustionarmi la gola con quel veleno torno in camera per vestirmi. Maledizione, il primo appuntamento della mattina è tra mezz’ora ed io sono già in ritardo. Ma cosa è successo ieri sera? Poi sento un flebile respiro (e non è il mio). I miei occhi si abituano alla penombra della stanza ed ho la percezione di un corpo esanime sotto le lenzuola. Cerco di concentrarmi. Ora ricordo: il bar, lei, 5 gin tonic ed una sbronza colossale. In definitiva, la mia fidanzata.

Mi vesto svogliatamente. Inizio a scendere le scale ancora più svogliatamente e mi rendo conto che forse è venuto il momento di accelerare se voglio conservare il posto di lavoro che ho trovato da poco. Salto sul quel vecchio ronzino della mia motoretta, l’Insetto Scoppiettante, con una strana sensazione addosso….lungo il tragitto cerco più volte di mettere a fuoco cosa mai può essere, ma niente. Alzo le spalle.

L’appuntamento è terribile. Mi viene prospettata una bella due diligence presso lo studio Gianni & Origoni. Il tutto si traduce nello stare chiusi in una stanza piena di faldoni, a loro volta pieni di documenti di cui a nessuno frega niente (già, perché se alla fine questi hanno deciso di sganciare la grana mica si faranno scoraggiare da due o tre contenziosi aperti), per cinque giorni, a metà luglio con un caldo infernale e senza aria condizionata, che i piombi di Venezia a confronto sono Gardaland: praticamente una condanna a morte.

Silenziosamente maledico il giorno in cui ho dato retta al consiglio di mia zia ed ho deciso che invece di fare il giornalista (come invece suggeriva il mio istinto: ti alzi quando vuoi tu, ti muovi come vuoi tu e, se la notizia non la trovi o lei non trova te, te la inventi; il problema potrebbero essere i soldi, ma chi ha mai detto che i soldi sono tutto nella vita – anche perché adesso non è che sia Rockfeller….) dovevo diventare un avvocato d’affari. Torno alla mia scrivania. Ho la gola arsa e bisogno di un drink. Inizio a guardare sconsolato la mail in cerca di un motivo, uno stupidissimo motivo a caso per posticipare quello che dovrei fare: un contratto di pegno (odio queste giornate).

- Buongiorno,

mi chiamo Beatrice Volpi. Non ci conosciamo personalmente ma avrei bisogno di chiederle una cosa. Ha un indirizzo privato a cui posso contattarla?>

E questa chi è? Anche se so che me ne pentirò, rispondo dissimulando cortesia come mi hanno insegnato in questo studio di iene:

 - Salve,

non si preoccupi, mi dica pure di cosa si tratta, mi fa piacere se posso esserle utile in qualche modo. Leo McGuire.

Risponde?! Non mi era sembrato di essere stato così affabile da determinare una risposta tanto rapida. Forse ho commesso il secondo errore della giornata dopo essermi svegliato.

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 <Buongiorno,

la ringrazio per la disponibilità. In realtà non la contatto per avere un aiuto, ed è probabile che questo messaggio le sembrerà in qualche modo inopportuno. Mi è capitato per puro caso di leggere il suo profilo sul sito dello studio e volevo sinceramente farle i complimenti. Sono della sua stessa classe e mi fa sempre piacere vedere che ci sono altri giovani che si stanno sacrificando per ottenere dei buoni risultati. Tutto qui, volevo solo dirle in bocca al lupo per i suoi progetti. Cordialmente, Beatrice. >

Giuro. Ero eccitatissima all’idea di aver contattato alla cieca un perfetto sconosciuto in un modo così spavaldo…la trovavo una cosa divertente. Mi catapultai nell’ufficio di Vanessa – la mia nuova amica caraibica ricollocata dalla sede in Australia da un paio di settimane – e fummo veramente molto vicine alla morte per mancanza d’ossigeno a furia di ridere.

Dico, al posto suo mi sarei invitata almeno a prendere un caffè, se non altro per l’originalità della boutade.

Peccato. Non tanto per il profilo decisamente brillante, ma soprattutto per la vista di fronte.

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Non ci voglio credere. Ecco cos’era quella sensazione strana di questa mattina. Non era l’ultimo gin tonic che combatteva nelle mie budella. Era la premonizione che qualcosa di inusuale stava per accadere.

Normalmente me ne sarei fregato, invitando la “Cordialmente Beatrice” a bere una birra la sera stessa. Ma sventuratamente in questo periodo della mia vita sono vittima del comune disturbo neurovegetativo noto agli amici come “sindrome del Paguro Bernardo”, ovvero ogni cellula del mio corpo è decisamente convinta di essere follemente innamorata. E fedele.

Quindi disinnesco la trappola del diavolo “cordialmente” tentatore (intrigante però trovare qualcuno che creda ancora alla vecchia fregnaccia del sacrificio=buoni risultati) reagendo in maniera cortese ma distaccata.

- La ringrazio molto. Tanti auguri anche a lei.

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…Circa un mese dopo…

L’estate forse più calda degli ultimi vent’anni ed io ancora in città a sgobbare. Insisto, la carriera da giornalista sarebbe stata il paradiso.

Questa mattina è insopportabile. Noia. Voglia di fare nulla. Basta, devo reagire.

E proprio quando penso che potrei farmi salvare da un provvidenziale attacco epilettico – io, solerte praticante del fine che giustifica i mezzi e del mentire a qualsiasi costo – già assaporando la piacevole sensazione di essere ricoverato in una clinica privata con tanto di aria condizionata e infermiera in guepiere … proprio in quel momento mi cade l’occhio sullo schermo del computer, e più precisamente su una mail di un mese prima:

Cordialmente, Beatrice Volpi…  

Perché no? Dico, la mia ragazza mi ha lasciato in questa vasca di cemento ed è andata godersi il mare di casa (già, lei esce alle sei del pomeriggio dall’ufficio e d’estate ha un mese di vacanza filata, lei), io sono solo come un cane…ok proviamoci. “Occhio non vede, cuore non duole”, non l’ho mica inventata io. E poi cosa sarà mai…

L’impresa non è delle più semplici…qui si tratta di ricucire un filo che ho praticamente bruciato con il napalm di mia sponte…mentre mi arrovello alla ricerca di una strategia, per circa due minuti il mio corpo smette di percepire la sgradevole sensazione di camicia sudaticcia incollata alla schiena. Mica male, Effetto Beatrice.

Proviamo con l’approccio alla Humphrey Bogart: melanconico ma maschio (di solito non si sbaglia mai).

- Com’è surreale la città in questi giorni…caldo torrido e afoso, pochissime persone in giro…e io alle prese con questa maledetta pratica che non riusciamo a chiudere…ho la sindrome della cavia da studio legale… 

Incrocio le dita. Alla peggio la annoterò nelle tante figure di merda che ho fatto nella vita. 

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Bah. Oltre alla sindrome da cavia deve essere in una zona sperduta, mai vista Roma in agosto con “pochissime persone in giro”.

- Cosa vuoi, credo che lavorare in questo periodo faccia parte della celeberrima “gavetta” che molti sostengono non si faccia più…anche io sono rinchiusa e alle prese con nulla di vagamente interessante…

Risponde all’istante. Si vede che il nostro avvocato proprio non ha voglia di lavorare, oggi. 

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 A questo punto non bisogna mollare la presa: incalzo con un’improvvisa accelerata.

-         Ti andrebbe di andare a mangiare un panino insieme a pranzo?

-         In che zona sei?

-         Protremmo trovarci davanti a Castello Sforzesco… 

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COOOSAAA?!?!?!

La simpatica sensazione “toh, guarda chi si rilegge…eheh…periodo d’incubazione breve eheh…la tua curiosità ha superato la spocchia da avvocatino rampante ahah” svanisce un nanosecondo lasciando il posto ad una smorfia da Calimera perseguitata dalla sfiga.

Caldo-freddo-caldo-freddo. Rischio shock termico endogeno.

-  Scusa, ma lo studio non ha sede a Roma?

-  Si, ma ne ha anche una a Milano, perché?

- Perché la mia Organizzazione sta solo a Roma (e nel resto del mondo) ma a Milano proprio no e…anche prendendo il treno ora non riuscirei a raggiungerti per pranzo…>

VOGLIO MORIREEEEEEEEEEEEE………

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Eccola lì….l’ennesima figura di merda che ho fatto nella vita.

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Abbiamo trascorso circa una settimana a sbellicarci dalle risate. E a fantasticare su un improbabile appuntamento ad un medesimo indirizzo comune alle due capitali.

Appuntamento al buio, in bianco. Ottimo inizio.

  • Cosa stai leggendo?


    Buongiorno, vecchio amico o internauta sconosciuto!
    Come sei arrivato qui?
     
    Io sono Isabella, e in queste pagine annoto piccoli scorci di vita in una fase in cui ho avviato un cambiamento di rotta importante verso il mio futuro migliore.
     
    Questa storia comincia con una presa di coscienza. Si fonda sulla consapevolezza che quando ti accorgi di essere sulla strada sbagliata hai il dovere di fare del tuo meglio per cambiare le cose.
     
    Nella vita ci sono momenti per le riflessioni e momenti in cui è necessario prendere decisioni. Da quando ho inziato il mio cammino ho incontrato i dubbi di molte persone, ma raramente i miei,
    e dopo otto mesi ho fatto la mia scelta.
     
    Raccolgo qui anche frammenti della creatività di altri autori, un omaggio a chi meglio di me ha saputo esprimere in maniera magistrale i tormenti dell'animo umano e le contraddizioni della società.
     
    Solo il tempo ci svelerà i segreti che il Destino mi ha riservato...nel frattempo mi auguro che ciò che leggerai possa essere utile anche per il tuo cammino, ovunque tu sia e dovunque tu vada.
  • Il mio “Tutor”!

    Non ho mai voluto sposare una religione, sono molto legata al concetto di fede in senso esteso, ovvero credo nella necessità per l'essere umano di credere in maniera sincera e profonda a qualcosa, ma lungi da me decidere il nome e la forma della fede, che dal mio punto di vista è un valore tanto universale quanto assolutamente personale e intimo.
    Detto questo, vi presento San Rocco. Patrono di viandanti e pellegrini
    (e di molti altri, a dire il vero!).
    Per qualche curioso motivo lui e il suo cane fedele mi seguono e mi anticipano in questo viaggio, assicurandosi amorevolmente che io non mi allontani troppo dalla strada che solo loro riescono a vedere...non è stata una mia decisione, è solo successo.
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