Manifesto (Apologia dell’Autosufficienza)
Posted on | December 26, 2011 | 1 Comment
Non so esattamente fissare il momento preciso, se ce n’è uno, ma mi sembra evidente che, ad un certo punto della storia, i popoli occidentali siano stati convinti a liberarsi dell’apparente miseria della vita contadina per divenire schiavi di una miseria molto più grande, che è la miseria del denaro.
Nella forzatura della perdita progressiva della capacità intrinseca di utilizzare tutti i sensi e tutte le sue capacità, l’uomo occidentale ha perduto la libertà fondamentale di saper provvedere a sé stesso e alla sua prole in modo autonomo, divenendo tragicamente dipendente dalla moneta per poter sopperire anche alle sue necessità più banali. E in tutto questo, l’uomo ha perduto e continua a perdere forza vitale, e ogni secondo smarrisce sempre più l’istinto di sopravvivenza.
Questa terribile miseria, la schiavitù della moneta, e ciò che in nome di questa schiavitù siamo pronti a subire e a sacrificare, ci stanno facendo ammalare, come individui e come società, di nuove terribili malattie che ci stanno affliggendo e debilitando, come le depressioni, le solitudini, gli stress, gli inquinamenti.
Tutto questo, stigmatizzabile nel collasso incipiente del sistema capitalistico, sembra presagire ad un nuovo meccanismo di autoregolamentazione della specie umana. In questo contesto, molti periranno, se non di stenti di follia, perché oggi perdere il lavoro sembra divenuto il peggior incubo dell’individuo e della specie. Non perdere la fede, gli affetti, la famiglia, la salute, la vis…no, il lavoro. Perché, specializzandoci in minuscole mansioni totalmente avulse dalle necessità della specie ma funzionali al sistema, siamo divenuti incapaci di curarci da soli di qualsiasi singolo aspetto della nostra esistenza, delegando altri, a pagamento, a curarsene in nostra vece. Non coltiviamo, nè raccogliamo, né prepariamo il nostro cibo, non laviamo i nostri vestiti, non puliamo le nostre dimore, non sappiamo spostarci in maniera autonoma, non sappiamo muovere il nostro corpo in maniera autonoma, lasciamo che siano altri a decidere quando dobbiamo vegliare e quando possiamo riposare, quando siamo ammalati e quando sani. Senza moneta siamo perduti, inermi, impotenti. Ma dimentichiamo che siamo stati noi stessi a crearla, questa maledetta moneta, e quindi è naturale pensare che in noi esista la possibilità di ripristinare un sistema avulso da questo strumento che, come tutti gli strumenti, non è mortale né demoniaco di per sè, ma lo diviene attraverso un uso sbagliato, difforme, deforme, ossessivo, malato.
Il processo di liberazione da questo meccanismo nel quale siamo immersi non è come un salto fuori da una pozza. I pesci, per divenire rettili e conquistare la terraferma, devono aver impiegato qualche milione di anni. Ogni evoluzione, ogni cambiamento di stato, necessitano non solo di una buona ragione e delle opportune condizioni, ma anche del giusto tempo per essere affrontati. Nel mio piccolo, io ci sto provando, cercando di mantenere ben vivo nella mia mente il fondamento che solo una trasformazione lenta e graduale può opporre resistenza alla retroattività di ciascun processo.
Durante il prossimo anno non sarò in grado di raggiungere l’autosufficienza alimentane né energetica. Sarò ancora fortemente dipendente dalla moneta, però mi impegnerò per usarne il meno possibile, o quantomeno a riflettere di più su cosa, quanto e come comprerò ciò di cui mi sembrerà di avere bisogno. Cercherò di usare il maggior tempo a mia disposizione per ridurre i miei consumi, i miei rifiuti e le mie emissioni, potrò spostarmi meno e più lentamente, e potrò sostituire il bisogno di prodotti finiti con il piacere di trasformare le materie prime. Investirò parte del tempo ritrovato a leggere e a scrivere, e questo mi consentirà di coltivare l’autosufficienza mentale. Passerò molto più tempo all’aria aperta, farò molta fatica fisica, e questo esercizio mi aiuterà non solo a preparare il mio corpo alla fase successiva, ma soprattutto a raggiungere una maggiore autosufficienza spirituale.
Questo è il mio “manifesto”, che è soltanto mio, perché l’ho dovuto misurare con le mie forze, le mie capacità e la summa delle mie esperienze precedenti. Non esiste una regola, non esistono buoni consigli da dare, ma non posso non vedere la tristezza, l’infelicità e la malinconia che affliggono la società nella quale vivo, e spero, un giorno, di poter fare qualcosa di concreto non solo per me, di poter avere qualcosa di sensato da dire anche ad altri, perché anche altre vite possano liberarsi e divenire migliori.
Comments
One Response to “Manifesto (Apologia dell’Autosufficienza)”
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January 10th, 2012 @ 11:26 am
Ciao Bella Isa,
questo tuo scritto mi fa pensare a questo articolo che ho letto questa mattina
http://www.bbc.co.uk/news/magazine-16472310
è veramente spaventoso…
Ora corro a leggere i tuoi altri post.
bacetti
marghe