Tre passi verso la libertà

La storia di un lungo cammino appena iniziato

Come sono partita? Dove vado?

Ci sono momenti che ti cambiano la vita, se riesci a coglierli. Rapidi passaggi che cambiano il modo in cui guardi la gente, in cui vedi il mondo. Semplicemente, un giorno ti svegli e i colori sono cambiati, per sempre. Ci sono questioni che ad un certo punto della vita non puoi fare a meno di comprendere. Perchè fanno talmente parte di te e del mondo che ti circonda, che o ne prendi atto e cerchi di andare fino in fondo, o ti limiti ad ignorarle.

Questa è la storia di come, un giorno, quasi per caso, mi sono accorta che non stavo esattamente conducendo la mia vita…un pò come se mi fossi trovata presa in mezzo ad affari di altri, che non mi riguardavano poi molto…quel giorno, risvegliandomi, ho capito che la mia anima non riusciva ad esprimersi nel mio modo di vivere e che poco di ciò che mi circondava faceva veramente parte di me.

Questa è la storia di un lento incamminarsi verso una vita diversa, fondata sull’ambizione di riuscire a mettere la mia Vita al centro della mia esistenza, e non di dare forma ad una vita-calco degli eventi esterni…

E’ un cammino che mi porta verso le montagne, direzione alla quale ciascuno può dare il suo significato.

” Ci sono giorni in cui ogni cosa che vedo mi sembra carica di significati: messaggi che mi sarebbe difficile comunicare ad altri, definire, tradurre in parole, ma che appunto perciò mi si presentano come decisivi.

Sono annunci o presagi che riguardano me e il mondo insieme:
e di me non gli avvenimenti esteriori dell’esistenza ma ciò che accade dentro, nel fondo;
e del mondo non qualche fatto particolare ma il modo d’essere generale di tutto.

Comprenderete dunque la mia difficoltà a parlarne, se non per accenni.”

(Se una notte d’inverno un viaggiatore, Italo Calvino)

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Il PRIMO POST – TRE PASSI VERSO LA LIBERTA’

10 Gennaio 2011

Un lunedì di pioggia fredda e fine, iniziato con un vaso di ciclamini bianchi precipitato dal bordo della finestra. Cocci di terracotta verde da pochi spicci dappertutto.

Secondo lunedì lavorativo di questo nuovo anno. Da oggi sono rinchiusa in una teca di vetro senza finestre, come un insetto stecco. Una condizione al limite dell’umanamente tollerabile, considerato che solo nel braccio della morte le celle non hanno uno spiraglio verso l’esterno. Una condizione talmente innaturale che, come la piccola capinera, a stento trattengo le lacrime.

“Avevo visto una povera capinera chiusa in gabbia (…) Dopo due giorni chinò la testa sotto l’ala e l’indomani fu trovata stecchita nella sua prigione. Era morta, povera capinera! Eppure il suo scodellino era pieno. Era morta perché in quel corpicino c’era qualche cosa che non si nutriva soltanto di miglio, e che soffriva qualche cosa oltre la fame e la sete.” (Storia di una capinera, Giovanni Verga)

Mi sovviene un racconto di Dino Buzzati, “I sette piani”, e sento odore di morte intorno a me. Ma la legge della natura insegna che la morte porta a nuova vita, e nella decomposizione risiede l’energia per la rigenerazione.

Ecco, nasce oggi la mia nuova vita. Un passo dopo l’altro, come da bambini … un, due, tre! Oplà! Tre passi verso la libertà.

Ho iniziato un lento, inesorabile percorso verso un futuro che darà un senso di sollievo al tempo che mi rimane da vivere, tanto o poco che sia.

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” L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.

Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.

Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

(Le città invisibili, Italo Calvino)
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  • Cosa stai leggendo?


    Buongiorno, vecchio amico o internauta sconosciuto!
    Come sei arrivato qui?
     
    Io sono Isabella, e in queste pagine annoto piccoli scorci di vita in una fase in cui ho avviato un cambiamento di rotta importante verso il mio futuro migliore.
     
    Questa storia comincia con una presa di coscienza. Si fonda sulla consapevolezza che quando ti accorgi di essere sulla strada sbagliata hai il dovere di fare del tuo meglio per cambiare le cose.
     
    Nella vita ci sono momenti per le riflessioni e momenti in cui è necessario prendere decisioni. Da quando ho inziato il mio cammino ho incontrato i dubbi di molte persone, ma raramente i miei,
    e dopo otto mesi ho fatto la mia scelta.
     
    Raccolgo qui anche frammenti della creatività di altri autori, un omaggio a chi meglio di me ha saputo esprimere in maniera magistrale i tormenti dell'animo umano e le contraddizioni della società.
     
    Solo il tempo ci svelerà i segreti che il Destino mi ha riservato...nel frattempo mi auguro che ciò che leggerai possa essere utile anche per il tuo cammino, ovunque tu sia e dovunque tu vada.
  • Il mio “Tutor”!

    Non ho mai voluto sposare una religione, sono molto legata al concetto di fede in senso esteso, ovvero credo nella necessità per l'essere umano di credere in maniera sincera e profonda a qualcosa, ma lungi da me decidere il nome e la forma della fede, che dal mio punto di vista è un valore tanto universale quanto assolutamente personale e intimo.
    Detto questo, vi presento San Rocco. Patrono di viandanti e pellegrini
    (e di molti altri, a dire il vero!).
    Per qualche curioso motivo lui e il suo cane fedele mi seguono e mi anticipano in questo viaggio, assicurandosi amorevolmente che io non mi allontani troppo dalla strada che solo loro riescono a vedere...non è stata una mia decisione, è solo successo.
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